Sicuramente un'idea originale è quella di vedere il mondo degli schiavi rovesciato... quindi vedere i bianchi venduti, sfruttati, maltrattati e considerati meno di zero mentre i nehri ricchi, cattivi e affamati di soldi e potere...
Ma quello che ti rimane dentro con questo libro che ti graffia sono le parole e le descrizioni della sofferenze delle persone... a un certo punto non ti chiedi più se sono bianchi o neri ma solo perchè le persone facciano del male ad altre persone... come si può credere di essere superiori a qualcuno e soprattutto di poter decidere sulla vita e sulla morte.
Per non parlare poi del concetto di libertà e di possesso che qui ti scavano dentro e non solo pensi... ma soffri.
Poi si parla di maternità e di come i bambini piccoli vengono strappati alle madri o come a tredici anni diventi mamma fino a figliare come conigli e magari andare avanti senza mai conoscere i propri figli o peggio ancora crescerli e vederli sparire.
Nessun diritto, nessuna difesa, nessuna liberà NIENTE!!!!!
E questo non è fantascienza.... è successo davvero e a me che lo leggo sembra così surreale... eppure è successo, la gente è morta, ha vissuto nei campi... non ha mai potuto scegliere per la propria vita... nemmeno nella mente più malata di uno scrittore si potrebbe arrivare a tanto... invece noi esseri umani l'abbiamo fatto e qualcuno ha dovuto solo raccontarlo...
Sono provata davvero dalla fine di questa lettura
Di bello c'è stato qualcosa però.... cantano e ballano lo stesso gli schiavi.. pregano e cercano nel poco tempo libero, di credere ancora in qualcosa, nella famiglia e nei sorrisi e questa è la forza di chi pensiamo sia più debole... trova sempre un motivo per andare avanti, per avere il meglio... anche nel peggio.
Con un rivoluzionario atto di fantasia, Bernardine Evaristo immagina un mondo in cui la tratta atlantica degli schiavi viene ribaltata lungo la linea del colore: sono i neri (anzi, i nehri) ad aver fondato un impero coloniale a partire dal Regno Unito di Grande Ambossa, e i bianchi (anzi, i bianki) a essere razziati dall'Europa e trasportati come schiavi al di là del mare, nelle Isole del Giappone Occidentale. La vicenda che seguiamo è quella di Doris, strappata da bambina alle campagne feudali inglesi e venduta ai ricchissimi proprietari di una piantagione, che da adulta sceglie finalmente di inseguire (grazie anche a una ferrovia sotterranea...) la libertaà. Pubblicato originariamente nel 2008, candidato all'Orange Prize per la letteratura femminile e all'Arthur C. Clarke Award per la fantascienza, il romanzo è animato da una fervida potenza immaginativa che non serve a far evadere il lettore dalla realtà̀, ma a mostrargliela in maniera nuova e dirompente.