Nella mia esperienza da lettrice una cosa mi è molto chiara, ciò che leggi deve soddisfare un tuo bisogno o una tua ricerca personale.
Massimo Cuomo in questo libro, seppur tristemente, ha aiutato la mia ricerca, capire altre vite, sentire altre sofferenze, scoprire che non sono sola nella sofferenza di alcuni giorni, di alcune azioni, di alcuni pensieri, che non sono sola quando penso che dovrei prendere delle decisioni ma non ho abbastanza coraggio e allora scelgo di rimanere ferma lì dove sono, dove fa meno male... anche se fa comunque male.
"Casa è dove fa male" parla di persone, di vite vere e normali, che hanno momenti di serenità alternati a momenti molto più lunghi di tristezza e indecisione.
La vita fa paura, i cambiamenti fanno paura, le persone fanno paura ma in qualche modo si deve andare avanti, seppur cadendo o sbagliando.
Le persone che incontrerete nel libro fanno sorridere, spesso in maniera poco felice perchè in quel sorriso che ci portano c'è molta amarezza, quella di una realtà scelta ma non veramente voluta.
In questo libro ci ho trovato molta realtà, poco vittimismo e nessuna traccia di famiglia perfetta... e menomale... qualcosa può sempre far male pur funzionando, poi qualcosa può fare male ed essere deleterio... nulla è giusto o sbagliato... basta starci bene... ma è nel momento in cui non stiamo più bene che dovremmo fare qualcos'altro ma ovviamente, nelle quattro mura di casa, non è sempre così automatico.
Dalla nebbia della periferia di Mestre, come in un flusso di coscienza, in una rivelazione privata, emerge la voce di questo palazzo di quattro piani che ci confessa le abitudini di chi lo abita. Una carrellata letteraria, un distillato poetico dei guai e dei guasti, delle colpe degli inquilini che degenerano in atteggiamenti di squilibrio e oscenità, in collisioni violente e passioni eccessive. Il lettore gode della seducente occasione di spiare nelle case degli altri. E, con la cadenza ritmica del miglior pettegolezzo, anche il condominio cede a una natura quasi umana, lasciandosi andare al giudizio, esprimendo opinioni con tono sentimentale mentre ci descrive chi lo popola in un affresco intimo dell’umanità e dei suoi peccati capitali. Uomini e donne così lontani eppure così vicini alla colonia di topi che vivono nel sotterraneo e che, per una misteriosa ragione, penetrano nelle abitazioni di notte, si addossano ai loro corpi addormentati. Un romanzo da leggere con la lentezza con cui viene narrato: una parola alla volta, come in una confessione religiosa. Una storia che in qualche modo ci riguarda tutti e che, mostrandoci per quello che siamo, ci offre l’unica possibilità di salvezza: ammettere – per amare o tentare di correggere – la nostra natura imperfetta.
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