mercoledì 14 dicembre 2022

CATTIVE di Camila Sosa Villada

 



Se cercate un racconto di vita vera che insegni anche qualcosa a noi, poveri umani che si lamentano per nulla, questo è il libro giusto.

Camila nasce maschio, ma come ogni storia di trans che si rispetti non è felice nei propri pantaloni, da qui una vita difficile, fatta di poco amore e molta tristezza, una vita fatta di scelte obbligate e di incontri dal sapore dolce e amaro, ma fatta anche di amicizia e di aiuto reciproco, perchè chi una famiglia non l'ha mai avuta, sa cosa voleva, sa quanto amore avrebbe voluto avere e dare e allora la tua famiglia la crei con le tue amiche, con chi con te, condivide lo stesso dolore e la stessa vita scalfita dal freddo delle notti di sesso senza amore, di un uso qualunque del proprio corpo.

Io sono rimasta affascinata dai dialoghi e dalla descrizione dei personaggi a cui mi sono affezionata e che pensavo, alla fine del libro, di conoscere... per non parlare della conclusione, dove ho sofferto con Camila e le sue amiche.

Per chi vuole tante emozioni umane questo libro è la scelta giusta, ma attenzione... NO AI BIGOTTI.. come sempre ovviamente

Profonda umanità

Il primo germoglio delle Cattive risale al 2014, a una splendida e commovente TedX in cui Camila Sosa Villada ha raccontato per la prima volta la sua esperienza nella zona rossa del Parco Sarmiento, e l’incontro salvifico con il gruppo di donne trans che l’avrebbe adottata: "Con loro ho imparato a dare un valore e un prezz.o al mio corpo. Con loro ho imparato a difendermi e a guardare due volte una persona, prima di emettere un giudizio. Non sarei qui, oggi, se loro non mi avessero aiutata e difesa dai clienti e dalla polizia".


Le cattive, leggi l’incipit

"La notte è profonda, gelida sul Parco. Alberi molto antichi, che hanno appena perso le foglie, sembrano supplicare il cielo con una richiesta indecifrabile eppure vitale per la vegetazione. Un gruppo di trans fa la solita ronda. Camminano protette dalla boscaglia. Sembrano parte di uno stesso organismo, cellule di uno stesso animale. Si muovono così, come fossero un branco. I clienti passano in auto, diminuiscono la velocità quando vedono il gruppo e, fra tutte le trans, ne scelgono una che chiamano con un cenno. La prescelta risponde all’appello. Così è, notte dopo notte. Il Parco Sarmiento si trova nel cuore della città. Un grande polmone verde, con uno zoo e un parco divertimenti. Di notte si fa selvaggio. Le trans aspettano sotto i rami o davanti alle auto, portano a passeggio il loro fascino nella tana del lupo, davanti al monumento di Dante, la storica statua che dà il nome all’avenida. Ogni notte le trans riemergono da quell’inferno di cui nessuno scrive, per restituire la primavera al mondo. Insieme al gruppo di trans c’è una donna incinta, l’unica nata femmina fra tutte loro. Le altre, le trans, hanno trasformato sé stesse per diventarlo. Nel clan delle trans del Parco, quella diversa è lei, la donna incinta che ripete sempre lo stesso scherzo: toccare di sorpresa le trans in mezzo alle gambe. L’ha appena rifatto e tutte ridono a crepapelle. Il freddo non ferma la loro carovana. Una fiaschetta di whisky passa di mano in mano, strisce di coca visitano a uno a uno tutti i nasi, alcuni enormi e naturali, altri piccoli e rifatti. Ciò che la natura non ti dà, te lo presta l’inferno. Lì, in quel Parco vicino al centro della città, il corpo delle trans prende in prestito dall’inferno l’essenza del proprio fascino".

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