I libri, per chi li ama, sono fidati compagni di viaggio e come la musica, spesso chi li scrive, sembra che sappia quello che proviamo o comunque è come se l'avesse vissuto con noi... questo ci fa capire come spesso siamo vicini ad altri essere umani, anche estranei, più di quanto pensiamo.
Starnone sapeva come mi sentivo lacerata ... mentre il mio matrimonio finiva.
Sapeva con quanta fatica porti avanti qualcosa che è già morto... ma a cui ti attacchi come fosse l'unica fonte di ossigeno mentre affoghi lentamente.
In Lacci un matrimonio finito e pieno di rimpianti e odio va avanti nonostante tutto, per i figli, per l'opinione degli altri, per la società, perchè nonostante gli anni del progresso, un divorzio, una separazione con figli, è un fallimento per l'opinione pubblica, un aver gettato la spugna, un aver fatto figli senza pensarci, ti marchia come una lettera scarlatta,,, probabilmente sono solo i nostri sensi di colpa e agli altri non gliene frega ma io quegli sguardi li sento ancora addosso e sembra catrame che non si stacca, che brucia e porta via pezzi di carne viva.
Ci sono cose, giuste o sbagliate che siano, che ci porteremo dietro per tutta la vita, decisioni prese nel passato e amate o rimpiante che segneranno non solo la nostra vita ma anche la vita delle persone che amiamo, che odiamo e che ci circondano, come un battito d'ali,,, dio solo sa cosa vorrei aver voluto dare ai miei figli.. tutto il contrario di quello che ho fatto...
Lacci mi ha vomitato addosso tutte quelle sensazioni che vorrei cancellare,, ma non posso scappare, e proprio per questo gli dedico il mio primo post... non scappo, ti guardo in faccia e lo ammetto... mi hai annientata.
Dal mio profilo IG
Lacci ti entra dentro e non se ne va... ti squarcia... quali sono le forze sotterranee che tengono insieme legami ormai slegati? Cosa succede nel tentare di rianimare qualcosa di morto? Cosa siamo disposti a sacrificare? Fughe, ritorni, fallimenti... tocchi il fondo e poi risali... ma l’autore fa mancare il respiro ad ogni riga... e divori le pagine... poi ti si offusca la vista... poi ricominci a leggere per capire... per sentire quel rumore maledetto di un vetro che si rompe e graffia la pelle insanguinata.. #lacci mi è arrivato nelle viscere...
"Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie". Si apre cosi la lettera che Vanda scrive al marito che se n'è andato di casa, lasciandola in preda a una tempesta di rabbia impotente e domande che non trovano risposta. Si sono sposati giovani all'inizio degli anni Sessanta, per desiderio di indipendenza, ma poi attorno a loro il mondo è cambiato, e ritrovarsi a trent'anni con una famiglia a carico è diventato un segno di arretratezza più che di autonomia. Perciò adesso lui se ne sta a Roma, innamorato della grazia lieve di una sconosciuta con cui i giorni sono sempre gioiosi, e lei a Napoli con i figli, a misurare l'estensione del silenzio e il crescere dell'estraneità. Che cosa siamo disposti a sacrificare, pur di non sentirci in trappola? E che cosa perdiamo, quando scegliamo di tornare sui nostri passi? Perché niente è più radicale dell'abbandono, ma niente è più tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre. E a volte basta un gesto minimo per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte. Domenico Starnone ci regala una storia emozionante e fortissima, il racconto di una fuga, di un ritorno, di tutti i fallimenti, quelli che ci sembrano insuperabili e quelli che ci fanno compagnia per una vita intera.
CANZONE Closer dei THE CHAINSMOKERS
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